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TANTISSIMI AUGURI DI BUONE FESTE!!


elaborato di Viola Galbusera, classe 3B


 

 Sono anni ormai che il Sig. Nocita arriva immancabilmente nei primi giorni di dicembre per aiutarci ad allestire il presepe e l’albero di Natale all’ingresso della nostra scuola.
E anche quest’anno ,nonostante gli acciacchi dell’età, si è presentato a scuola qualche giorno prima della festa dell’Immacolata. In gran silenzio, per non disturbare le lezioni, allestisce con cura il paesaggio del presepio, rigorosamente costruito con materiale di riciclo. Quest’ anno tutto è stato realizzato con i tappi di sughero.

Non mancano certamente le statuine, che sempre porta con sé nel suo scatolone del fai da te, insieme ad altri addobbi per l’albero di Natale. Alcuni dei nostri alunni preparano le scritte, quest’anno non lo hanno aiutato nell’allestimento a causa dei divieti che sono ormai noti, ma quando, a presepe ultimato, accende le lucine si comincia a sentire nell’aria l’atmosfera del Natale.

Non è svanita la voglia di ricordare e festeggiare questo momento così particolare e quest’anno abbiamo trovato nuove modalità, insolite sicuramente, che hanno però stimolato la creatività e fantasia e reso ancor più sorprendente i risultati. 


“CHRISTMAS CORNER” è stata nominata questa iniziativa promossa da alcuni ragazzi di terza (si veda la foto qui sotto) che hanno invogliato i loro coetanei a reinventare i testi dei canti, preparare i biglietti d’auguri, pensierini e riflessioni sul Natale, a rilasciare qualche dichiarazione e, da ultimo, hanno anche indetto un concorso per premiare l’albero, il presepe e la mascherina/covid migliore. 

 

Crippa Alice, Siragusa Noemi, Pozzoni Beatrice, Milani Asia, Marchetti Rebecca, Papini Francesco, Papini Giada, Tedesco Aurora.

Niente concerti o saggi, come si era soliti fare in questo periodo, ma proposte e attività in linea con i tempi che corrono.  Nonostante tutto la partecipazione è stata corale e ognuno dei nostri studenti ha contribuito a far brillare di luce questo Natale che mai sarà offuscato anche negli anni a venire.

Qui di seguito troverete una prima parte degli elaborati dei nostri studenti; ne seguirà un’altra al termine delle vacanze natalizie.

“Riflessioni sul Natale”: tanti pensierini ci sono giunti ma qui riportiamo lo scritto di Andrea Bonomelli della classe 1A: 

  

Un Natale po' strano...

 Questo Natale sarà ricordato come uno dei più strani di tutti i tempi. A tutti noi mancheranno gli abbracci dei nostri cari e a me in particolare quelli della persona che ho perso...mio Nonno... Mio nonno era una persona buonissima, con lui facevo tantissime cose e mi ha passato tante passioni. Una di queste sono i canti alpini che cantavamo spesso insieme e insieme andavamo ai concerti del suo coro a cui ’era molto affezionato: non mancava mai a nessuna prova. Era anche una persona indaffarata, passava molte ore al computer dal quale sto scrivendo io, era vicepresidente della Pro Loco, capogruppo della Colonna Mobile di Bergamo e faceva parte degli alpini, infatti tante volte lo vedevamo partire col cappello, zaino in spalla per qualche giorno e poi ritornava con qualche regalo. Era una persona importante!

Mi ricordo anche le volte quando guardavamo i documentari di storia sulle guerre, lui mi spiegava, sapeva proprio tutto. Non dimenticherò mai anche la sua passione per l’orto: ogni giorno si alzava presto e passava molto tempo in giardino; lì c’era di tutto e di più, inventava sempre qualcosa di nuovo e tante volte lo aiutavo anch’io. A 71 anni appena compiuti il Covid o non Covid l’ha portato via, ma in realtà vive sempre nei nostri cuori.

Ma sono già fortunato perchè c’è sicuramente chi il Natale lo festeggerà in completa solitudine! E penso anche alle persone che lo passeranno in ospedale.

Non sarà però il Covid a fermare il grande pranzo di Natale, fatto da un’infinità di antipasti, primi e secondi (per non parlare del dolce), la tombola e vari giochi. Mancheranno anche molte altre cose oltre agli abbracci, come le numerose luminarie in giro per le città, la gente che si riunisce in piazza e intona i canti di Natale, ma proprio questo e la mancanza dei propri cari renderà lo spirito del Natale molto forte e pieno di solidarietà. Anche Capodanno non si potrà fare come gli anni scorsi, ammirando fuochi d’artificio e aspettando il nuovo anno; ci dovremo accontentare di stare a casa. A proposito, per l’anno nuovo mi auguro che il vaccino possa risolvere il problema Covid e che le feste si possano fare in compagnia senza stare chiusi in casa come quest’anno. Non è importante come o dove si trascorra il Natale, l’importante è che si faccia con il sorriso sulle labbra.”

 “Poeti cercasi”: le parole di uno dei più famosi carols inglesi, “Natal, Natal”, sono state reinventate da alcuni studenti delle classi prime. Ascoltate la loro esecuzione che si avvale dell’armonizzazione ed esecuzione del noto Maestro e Compositore Luigi Panzeri che ringraziamo per averci concesso di utilizzare la base e di pubblicarla su questo blog.




             Cantate ora voi le strofe scritte qui sotto, inventate dai nostri studenti.

 

                              

  

                                                                  🎄    🎄      🎄                                                                                                 


“Ora tocca a te”: interviste agli studenti per sapere il loro punto di vista, i sogni, le loro tradizioni natalizie ed altro ancora.

 

                    


                                                    


 

E non potevano mancare i bigliettini d’auguri che potete ammirare qui sotto. Tante forme e colori per augurare a tutti voi BUONE FESTE!!!               

 

                                                   🎅


                                 

Tanti auguri per teclicca qui

                                                            

Tanti auguri per teclicca qui
          
                                                                   
                                                                   
Tanti auguri per teclicca qui


             

Arnoldi Alessia, classe 1C


 




                                 🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄🎅🎄




COVID 19: UN’ESPERIENZA DA RACCONTARE

 

                                                                            

Caro Coronavirus ...
    

 In questo anno così particolare, il 2020, che ormai ci apprestiamo a salutare, le esistenze di ciascuno di noi sono state stravolte da un esserino invisibile che ancora oggi sta mietendo vittime umane e ogni giorno crea un clima di incertezza e inquietudine.

Tutti ne hanno subito conseguenze dirette o indirette e, in particolare, i nostri giovani preadolescenti che hanno visto limitarsi, se non annullarsi, le possibilità di incontro con i coetanei e lo svolgimento delle  attività sportive quotidiane insieme ad un’offerta scolastica modificata attraverso la didattica a distanza.

Tutto questo ha pesato notevolmente sul loro stato d’animo, perciò durante il lockdown e alla ripresa del nuovo anno scolastico a scuola si è cercato di dare spazio ai loro sentimenti, alle loro emozioni per farli emergere e dar loro un significato.

In quest’ottica il concorso, “Covid-19, un’esperienza da raccontare” promossa dall’Ordine degli psicologi della Lombardia con il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, si è rivelata un’ottima possibilità, scoperta così per caso tramite un’informazione reperita sull’Usr Lombardia, per dare spazio ai pensieri dei nostri preadolescenti.

I ragazzi della classe 3B hanno accolto con favore questa opportunità e soprattutto la componente femminile  ha deciso di consegnare il proprio testo che è stato inviato entro i primi giorni di novembre.

I racconti sono stati organizzati nella forma di una lettera rivolta al Covid-19 o nella forma di un testo autobiografico molto personale: tutti, comunque, hanno fatto emergere gli aspetti di problematicità della situazione e, contemporaneamente, hanno espresso la voglia di trovare elementi di positività e di speranza in un contesto così stravolto.

E così, quasi per scherzo, ci siamo ritrovati a confrontarci con gli organizzatori del Concorso nella mattinata di mercoledì 16 dicembre: tutti i testi prodotti sono stati apprezzati per la loro intensa riflessione e, in particolare uno è stato premiato come migliore racconto, quello di Giulia Paris.

Nelle due ore di incontro a distanza le tre vincitrici, due di Bergamo e una di Lodi, hanno letto i loro racconti, tutti densi di significato e originali nel loro contenuto, commentati poi dai vari partecipanti intervenuti: gli autori e scrittori Carofiglio e Piumini (quest’ultimo non presente, ma responsabile della valutazione dei testi), il dott. Bettiga, Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il prof. Molinari, ordinario di psicologia clinica, Fiammetta Casali, presidente del Comitato provinciale dell’Unicef e non da ultimo il presidente degli psicologi di Milano.

I compagni hanno partecipato con intensità al momento intervenendo anche per esporre il proprio pensiero.

Questa esperienza ci ha confermato che occorre stare in ascolto dei nostri giovani, i quali hanno bisogno di esprimere le loro paure, i loro sentimenti e soprattutto ci rinnova l’invito ad avere fiducia in loro, in quanto sanno essere davvero resilienti, capaci di far emergere anche nelle situazioni negative quella carica di energia e di speranza, utile per proseguire nel proprio percorso di vita.

Un grazie di cuore ai ragazzi per il loro impegno, la loro sensibilità e un augurio, perché nelle circostanze dolorose della vita sappiano sempre risollevarsi, fiduciosi che, dopo la prova, sarà possibile “riveder le stelle”. (prof. ssa Comi Nazzarena).

 L'esito del concorso, comunicato alla Scuola con una lettera e a cui ha fatto seguito una telefonata da parte degli organizzatori, è stato salutato da alunni e docenti con una gioia ed entusiasmo così grandi che hanno per poco tempo fatto dimenticare il dolore, l'ansia e la paura vissuti nella scorsa primavera. 

L'elaborato premiato è stato letto dalla stessa Giulia durante la videoconferenza in cui sono stati apprezzati anche gli scritti delle altre studentesse di 3B che hanno partecipato al concorso e precisamente: Austoni Ilary, Austoni Melissa, Crotti Angelica, Galbusera Viola, Ravasio Elena, Rigamonti Maddalena e Scaglia Alessia. Eccole tutte sorridenti nella foto qui sotto:




 

 Riportiamo qui di seguito non solo l'elaborato premiato, scritto e letto durante la cerimonia di premiazione dalla stessa autrice, ma anche alcuni tra i più significativi passi, tratti dalle composizioni delle altre nostre sette alunne, che hanno saputo dar voce a pensieri e ricordi di un memorabile periodo che sarà ricordato dall'intera umanità.


Pensieri in Lockdown (Paris Giulia) 

 




Ascolta l'audio
Nella sua stanza, Giulia sta riguardando su un tablet le fotografie dell'ultimo saggio di danza, scattate dal papà lo scorso dicembre.

Riguarda con nostalgia le amiche, rivede la sua insegnante, che con grande passione le aveva preparate per quello spettacolo così impegnativo.

Tutti sorridono, i volti sono sereni: la serata si è conclusa nel migliore dei modi.

Potrebbe stare ore ed ore a sorridere su quelle foto, ma un velo di tristezza si è posato da qualche tempo sui suoi occhi.

Sono passati soltanto pochi mesi da quella festa, tuttavia sembra essere trascorsa un'eternità: nel giro di una settimana le abitudini di Giulia, della sua famiglia e dei suoi amici sono cambiate radicalmente a causa di un'epidemia che sta mettendo in serio pericolo la vita di tante persone.

Prima la scuola di danza ha chiuso, l'oratorio ed infine anche le scuole.

Gli amici li può vedere soltanto nelle fotografie o attraverso le chiamate via Whatsapp.

Nessuno può più scendere al parchetto a giocare e in strada i pochissimi passanti si salutano da lontano: tutti hanno paura di essere contagiati.

Giulia riflette assorta, mentre lo sguardo cerca di sfuggire dalla finestra, verso il limpido cielo azzurro: vorrebbe svegliarsi di soprassalto nel suo letto e scoprire che in realtà le ultime vicende sono soltanto un brutto sogno!

La preoccupazione per Giulia, in questo momento, è davvero alle stelle: da molti giorni lo zio Luigi è in ospedale, con la febbre e una brutta tosse.

Stessa sorte affligge il papà di Giulia, ricoverato in terapia intensiva.

Ripensando alle persone a cui vuole bene, Giulia spegne il tablet e torna a guardare fuori dalla finestra.

La primavera fa pian piano capolino nelle chiome degli alberi attraverso i primi fiori che sbocciano sui rami neri.

È strano come la natura sembri indifferente nella sua bellezza, che ora brilla più che mai.

Nonostante la bellezza cruda, quasi sfacciata della primavera, nessuno pare accorgersi né dei fiori, né del cielo, né dell'erba: gli sguardi dei pochissimi passanti sono spenti dalla preoccupazione, la paura irrigidisce i movimenti e raffredda i cuori.

Giulia vorrebbe parlare con qualcuno, ma è in casa da sola, la mamma è uscita a far la spesa nel supermercato poco distante da casa, con la bocca coperta da una mascherina per evitare di correre rischi inutili. 

Con lo sguardo passa in rassegna le mensole sopra la sua scrivania, stipate di libri, fotografie e ricordi; scorge, tra le altre cose, alcuni fogli colorati, li prende e con una matita inizia a scarabocchiare segni senza senso, finché la punta cede sotto la foga delle sue dita; come se sentisse una voce emergere dalle profondità del suo piccolo cuore turbato, comincia, col volto assente e gli occhi gonfi di malinconia, a scrivere: 

 

Mi trovo nella mia casa sicura                     



con me non ci sono i miei genitori,               

sento che il mondo di fuori ha paura:           

oggi i soldati si chiaman dottori.           

 

Fanno la guerra ad un virus cinese, 

è giunto tra noi da tanto lontano.             


Chi è debole e stanco ne fa le spese:           

muore e nessuno gli tiene la mano.      

       

Papà con febbre e tosse è in ospedale,

mamma è a far spesa con la mascherina.

Insieme combattiamo questo male

che allontana ogni persona vicina.                              


 

La scuola ha chiuso, ma non è vacanza: 

con strade e chiese tutte deserte,

è assai difficile avere speranza!   

 

Vorrei non restare a braccia conserte,

vorrei non sentir suonar l'ambulanza,           

e che le case tornassero aperte.

 

Vorrei incontrar le mie amiche di danza,

in biblioteca far nuove scoperte,

riabbracciare papà con esultanza!

 

Cacciamo questo virus tutti insieme,

restiamo ben lontani, ma vicini;

prendiamoci cura di questo seme,

piantato dentro il cuore dei bambini:

la speranza è tra le virtù supreme,

fiorirà come tanti gelsomini!

 

La tristezza è tanta in questi giorni: il silenzio che avvolge tutto è rotto soltanto dalle sirene delle ambulanze che trasportano i malati negli ospedali della zona. Non si sente più alcuna automobile, alcuno schiamazzo di bambini in bicicletta né chiacchiericcio di anziani.

Tutti sono in casa in silenzio, a sperare che questi brutti giorni diventino un lontano ricordo.

Anche guardare la televisione non è di grande sollievo: su ogni canale dottori e scienziati descrivono i numeri del contagio, proponendo come unica soluzione quella di non incontrare nessuno, affinché il virus possa essere isolato e quindi sconfitto. 

Il virus… Un esserino invisibile, minuscolo, che può essere fotografato soltanto con un microscopio elettronico e che, per spostarsi, ha bisogno delle goccioline di saliva emesse mentre si parla e respira, una realtà così insignificante che tuttavia sta causando tanto male sulla Terra. 

Giulia riflette un attimo: non possiamo essere messi in scacco da qualcosa che non pensa, che non prova sentimenti e che non è intelligente.

Giulia sa di avere queste tre armi, che il virus non ha: il pensiero, l'intelligenza e i sentimenti.

Soltanto se ciascuno ne farà buon uso, il nemico sarà velocemente sconfitto, i contagi si ridurranno fino a scomparire e finalmente ognuno potrà riabbracciare i suoi cari.

Mentre riflette su questa grandiosa scoperta, foriera di fiduciosa speranza, sente armeggiare alla porta la mamma.

Giulia le corre incontro con in volto il sorriso raggiante di chi sa aspettare che svaniscano le nuvole, consapevole che arriverà il momento di rivedere le stelle.



A TU PER TU CON IL CORONAVIRUS

 

Caro Coronavirus,

vorrei dirti che sei stato per tutti noi una tempesta che scoppia in una giornata perfetta, trovandoci tutti impreparati ed incapaci di reagire. Il tuo arrivo infatti ha terrorizzato tutti.

Siamo dovuti andare in quarantena per evitare che i contagi aumentassero e quindi per proteggere anche la nostra salute.

(…..)

Penso che quelle giornate di quarantena non le dimenticherò mai e questo perché il suono dell’ambulanza mi faceva continuamente sobbalzare e la noia e la tristezza erano all’apice delle nostre emozioni. 

Da quando sei entrato nelle nostre vite, in particolare dopo il lockdown, tutto è cambiato: le relazioni, le modalità per frequentare i vari luoghi pubblici, le molteplici abitudini…..

Infatti non possiamo più, come prima, abbracciarci, darci baci, stare vicini, perché altrimenti c’è il rischio che tu entri nei nostri corpi e ciò sarebbe molto pericoloso per noi e per i nostri cari. Per questo dobbiamo rispettare le varie norme e quindi indossare la mascherina, stare distanti almeno un metro, evitare i luoghi affollati, non abbracciarci, né baciarci, igienizzarci e pulirci in continuazione. Tutto questo perché ci sei tu!

Spero di non incontrarti mai più nel corso della mia vita, e che questo, più che essere un saluto sia un addio.

A mai più mio caro Covid!

                                                                                                                            Ilary  Austoni

P.S. Mi raccomando, non voglio sorprese nel 2021!!! 

 

 

Addio Coronavirus

 

Caro Covid,

( ….) come ti ho detto, durante il lockdown ho sofferto molto per il fatto di non poter vedere gli amici e i parenti, perché ci hai costretti a chiuderci in casa, allontanandoci dai nostri affetti. Di certo non è stato facile, anzi è stato davvero faticoso dover sopportare mio fratello per tutto il giorno e per niente divertente è stato restare sempre in casa a girare i pollici non sapendo cosa fare. 

(…) Di un aspetto, che ora ti rivelerò, non ho neppure fatto parola con i miei genitori, per non generare in loro altre preoccupazioni. Quasi ogni giorno, specialmente la sera, mi preoccupavo per i miei parenti (soprattutto i nonni), perché non li potevo vedere. Il mio pensiero era sempre rivolto alla mia nonna materna che, andando in ospedale per fare la dialisi, doveva effettuare il tampone: io avevo paura che da un giorno all’altro potesse risultare positiva. Quel pensiero ricorrente mi faceva stare davvero male.

Fortunatamente in questo periodo buio ci sono stati anche degli aspetti positivi come riscoprire il valore della famiglia passandoci più tempo insieme oppure sentirsi più indipendenti, aspetto che, per me, è una cosa veramente importante. 

Questa situazione mi ha fatto capire che il tempo è prezioso e soprattutto noi giovani non dobbiamo sprecarlo stando dietro ad uno schermo, pensando che le nostre relazioni possano alimentarsi grazie ai messaggi a volte insensati che ci scambiamo.

Il confronto, la condivisione di momenti insieme, passando più tempo possibile con le persone a noi care, è ciò che dà senso alla nostra vita e la rende davvero piacevole da vivere.

(….)

                                                                                                      Alessia Scaglia

 

Caro Coronavirus,


(….) mi ricordo benissimo la prima settimana a casa da scuola per la quale, sinceramente ti devo ringraziare: una settimana di vacanza non era poi così male!

Io uscivo sempre; era una vera goduria!

Diciamo che hai iniziato a stancarmi quando, il governo, giustamente, ci ha impedito di uscire (tranne per necessità).

A quel punto nessuno poteva svolgere il proprio sport, il proprio hobby: bisognava rimanere chiusi in casa.

Ho iniziato questo periodo di lockdown passando la maggior parte del tempo al telefono, che prima usavo molto meno. Era quello il modo per sentire vicini i miei amici che mi sembravano così terribilmente lontani. Avvertivo, però, che avevo bisogno di vere relazioni.

 

(….)

A marzo è ripresa la scuola, ma, in modo diverso: abbiamo iniziato a fare videolezioni collegati da casa. Un vero disastro!

Io personalmente non ci capivo nulla.

Facevo più fatica ad apprendere e, di conseguenza, a studiare.

Intanto, la strada era deserta, sembrava che tu ci avessi mangiati tutti: l’estinzione degli umani!

 (…)

In questo periodo però, ho imparato cosa vuol dire “vera amicizia” e soprattutto quali sono i veri amici distinguendoli da quelli falsi che di te non si interessano e non ti aiutano quando hai veramente bisogno!

 (….)

Scusami, hai ragione, ti sto solo accusando!

In realtà alla base di tutto ci siamo noi, noi umani, tutto è ricaduto su di noi, su come ci comportiamo, sul rispetto che abbiamo…

Forse Madre Natura ha deciso di farcela pagare in questo modo, forse è stata una conseguenza enorme per tante piccole azioni sbagliate.

Tante domande, poche risposte.

Quando sarò grande, ricorderò benissimo questo periodo che ha segnato in modo indelebile le vite di ciascuno di noi, perché ho imparato che nulla è scontato. Non è scontato che tutto vada in un modo, che tutto sia sempre uguale.

                                                                  Melissa Austoni

 

Ehi, coronavirus

(….)

Hai toccato particolarmente me e la mia famiglia, la mattina del 2 aprile,

Appena mi sono svegliata ho sentito mia sorella piangere, macchine e ambulanze muoversi e voci sconosciute in casa nostra.

Mi sono alzata di scatto e sono corsa a vedere cosa fosse successo.

Il mio prozio di 96 anni, a cui eravamo legati tutti, ci aveva lasciato, la nonna si era sentita male e l’ambulanza era venuta a soccorrerla.

Non si sapeva se tutto questo fosse stato causato da te, quindi, non avendo nemmeno molte spiegazioni, eravamo ancora più spaventati.

Da quel giorno siamo stati messi in quarantena: non potevamo uscire nemmeno a fare la spesa, infatti ce la portavano giornalmente sotto casa.

Fortunatamente la mia abitazione è molto grande con ampi terrazzi e tutto lo spazio che mi occorre per distrarmi.

Sei stato come un ciclone inaspettato che ha stravolto la vita di tutti !

Ho capito molte cose e penso anche di essere cresciuta.

La mia amata ginnastica è continuata, ma ci allenavamo tramite il computer, la facevamo da casa e non era per niente la stessa cosa anche per il semplice fatto che noi non eravamo muniti di tutti gli attrezzi che si trovano in palestra.

Non potendo più uscire, molte amicizie sono state perse, ma altre sono migliorate.

Ho conosciuto nuove persone e non mi sono mai sentita sola

Beh, si certo, avere il contatto con una persona è tutta un’altra cosa, però ci si deve anche adattare.

  (….)

Durante il lockdown è arrivata anche la didattica a distanza: su questo aspetto, non posso negare di non essere stata messa a dura prova, in effetti ho trovato difficoltà fin da subito.

Avevo molte distrazioni, spesso la connessione non funzionava: insomma non era la stessa cosa di essere in classe  !

Sicuramente sono diventata molto più autonoma soprattutto nell’uso del computer.

Uno degli aspetti positivi di quel periodo è certamente aver trascorso più tempo in famiglia: spesso giocavamo a giochi da tavolo e ho anche scoperto la mia passione per la musica, infatti ho passato molto tempo nella mia cameretta ad ascoltare musica di tutti i generi, mi divertivo a cantare e ballare a squarciagola.

Avendo molti animali, ho anche capito che prendermi cura di loro è più divertente di quanto sembri.

 (….)

Mi auguro che tu decida di andare per un po’ in letargo lasciandoci in pace e, nel frattempo, spero che gli scienziati riescano a trovare velocemente un vaccino efficace per sconfiggerti.

 

                                                               Viola Galbusera

Lettera dal mio cuore

(….)

Mi ricordo ancora quando scoccò la mezzanotte del primo gennaio: mi auguravo che quest’anno potesse essere il migliore, ma credo che sia stata una vera e propria illusione.

Tutto è cominciato verso la fine di dicembre quando mio papà ed alcuni miei zii furono colpiti da una misteriosa influenza, con una forte tosse e un’alta febbre. Dopo due settimane, verso gli inizi di gennaio, riuscirono a guarire e, cosa mai vista né sentita, mio papà si accorse di aver perso il gusto: qualunque cosa mangiasse gli risultava insipida. Sinceramente non so se tu li abbia contagiati, dal momento che dagli inizi di gennaio non ti conoscevamo ancora. Di lì a poco però tu ti sei insinuato con prepotenza nelle nostre esistenze.

Stranamente, verso la fine di febbraio, mio nonno non era stato affatto bene. Infatti verso l’una di notte mio zio, che era in casa dei miei nonni, chiamò tutti noi Rigamonti in modo allarmante: l’anziano non rispondeva più ! Fu portato all’ospedale in ambulanza, abbandonato per i corridoi dell’ospedale di Ponte San Pietro per la mancanza di camere.

A casa eravamo tutti preoccupati e per la paura che tu potessi invadere il suo sistema immunitario passavo interi pomeriggi a piangere con il perenne dubbio di come potesse finire.

Dopo qualche giorno venne riportato a casa, risultando negativo al tampone. Lo accogliemmo calorosamente, rifornendolo delle poche bombole di ossigeno presenti in farmacia. Strano ma vero, dopo un intero mese passato malissimo, con problemi respiratori, oggi è ancora con noi felice e motivato a trovare sempre un lato positivo all'età di ben ottantasette anni. Credo che questa sua positività l'abbia trasmessa anche a me: nonostante la paura e la preoccupazione, ti ringrazio per non averli contagiati, o meglio, dal momento che non ho le prove, ti ringrazio per non averli portati via da me!

 (…)

L’unico sentimento che provavo in questi momenti era ansia, ansia e solo ansia!

Ma, come lessi nel libro di filosofia di mia sorella, in fondo al sentiero buio ci sarà sempre una lucina, un lato positivo. Infatti grazie alla permanenza in casa durante il lockdown, ho riscoperto nuove passioni come leggere, ballare, cucinare e il mio amore per la cura delle unghie. Ho passato più tempo con la mia famiglia giocando con loro, svolgendo nuove attività e riscoprendo la bellezza di molte cose come impegnarsi per vincere ai giochi da tavola. Ma principalmente ho scoperto quali sono le persone che veramente tengono a me, abbandonando i falsi amici e conoscendone di nuovi. 

Non voglio mostrarmi debole con te, ma mi hai messo a dura prova e ciò mi ha resa più matura e responsabile. Penso che tu sia riuscito a farmi capire cos'è davvero importante per me e le cose essenziali di cui ho bisogno.

                                                                Maddalena Rigamonti

 

 

Riflessioni post lockdown

(…)

Le giornate trascorrevano tutte uguali, tristi e buie. Di quei giorni ricorderò per sempre il suono delle ambulanze sulla strada a tutte le ore….

Per colpa tua non ho potuto trascorrere il giorno di Pasqua con i miei parenti tutti insieme come ogni anno. 

Nel frattempo ho imparato da te cosa significa adattarsi a nuove regole e quanto sia importante il tempo da vivere con la mia famiglia. Infatti ho dato una mano ai miei genitori in cucina e nei lavori di casa. 

La sera guardavamo tutti insieme un film sul divano o facevamo qualche gioco di società. 

Mi sono affezionata sempre più ai miei tre cani Leone, Lilla e Lea. Ho giocato molto insieme a loro: essi hanno rappresentato un momento di svago permettendomi di distrarmi un po’ da tutto. 

Mi hai fatto anche capire quanto vale il lavoro dei medici e degli infermieri che, per sconfiggerti, non si sono mai arresi.

In questi mesi ho compreso che parole come virus, prevenzioni, vaccini, distanziamento hanno un significato molto più forte di quanto potessi pensare.

(….)

Mi hai fatto riflettere sul significato della parola “indispensabile” come lo sono gli amici e gli affetti.

Ora, però, ti chiedo di fermarti. Caro virus, ti chiedo di lasciarci andare a scuola con tranquillità senza la paura di essere contagiati. Caro virus, ci hai tolto tanto, ma ci hai dato anche una bella lezione. É proprio vero che si ricomincia ad apprezzare qualcosa quando non la si possiede più. Però sono sicura che solo una cosa non potrai mai toglierci che è la speranza. 

                                                                    Angelica Crotti

 

Una presenza inquietante

Sulla bocca di tutti in questi mesi c’è solo una parola ricorrente, ossessiva: CORONAVIRUS.

Chi mai avrebbe detto che il nostro diritto a vivere venisse messo così a repentaglio ?

Questo essere invisibile ha completamente stravolto le nostre abitudini, non solo le mie ma anche quelle di tutti coloro che mi circondano.

Ha portato timore e paura nelle case.

Ha reso tutto più difficile, ha privato chiunque della libertà di fare e di scegliere.

Personalmente mi ha impedito di praticare l’attività che più amavo, la ginnastica artistica.

In particolare questo essere spregevole ha colpito una delle persone più care per me, mia nonna, e questa è stata una delle cose più negative di questo periodo di lockdown, perché lei si è gravemente ammalata ed è stata costretta ad un ricovero in ospedale. 

Ho sofferto molto, perché non sapevo come potesse andare a finire. Quando i miei genitori guardavano il telegiornale, mi rinchiudevo nella mia stanza, perché, sentendo tutte le notizie negative, avevo paura che mia nonna non tornasse più fra noi. Fortunatamente lei è riuscita a rientrare a casa sua.

Purtroppo non l’ho vista per tanto tempo, perché il Covid ha continuato ad espandersi senza mai fermarsi. Mi ricordo perfettamente quel giorno in cui lui ha bussato alla nostra porta o meglio è entrato con prepotenza.

(….)

Dopo tutte queste mie lamentele posso dire anche un piccolo grazie a questa calamità, perché, come in tutte le situazioni buie, c’è sempre una piccola lucina che si accende: non solo la vicenda di mia nonna si è conclusa positivamente con il ritorno a casa, ma contemporaneamente grande è stata la riscoperta di tante semplici attività ormai non più praticate come i giochi di società lasciati come relitti in fondo agli armadi o il valore della famiglia, riscoperta per il tempo trascorso insieme.

                                                                                        Elena Ravasio