Chi è debole e stanco ne fa le spese: muore e nessuno gli tiene la mano.
Papà con febbre e tosse è in ospedale,
mamma è a far spesa con la mascherina.
Insieme combattiamo questo male
che allontana ogni persona vicina.
La scuola ha chiuso, ma non è
vacanza:
con strade e chiese tutte deserte,
è assai difficile avere speranza!
Vorrei non restare a braccia conserte,
vorrei non sentir suonar l'ambulanza,
e che le case tornassero aperte.
Vorrei incontrar le mie amiche di danza,
in biblioteca far nuove scoperte,
riabbracciare papà con esultanza!
Cacciamo questo virus tutti insieme,
restiamo ben lontani, ma vicini;
prendiamoci cura di questo seme,
piantato dentro il cuore dei bambini:
la speranza è tra le virtù supreme,
fiorirà come tanti gelsomini!
La tristezza è tanta in questi giorni: il
silenzio che avvolge tutto è rotto soltanto dalle sirene delle ambulanze che
trasportano i malati negli ospedali della zona. Non si sente più alcuna
automobile, alcuno schiamazzo di bambini in bicicletta né chiacchiericcio
di anziani.
Tutti sono in casa in silenzio, a sperare
che questi brutti giorni diventino un lontano ricordo.
Anche guardare la televisione non è di
grande sollievo: su ogni canale dottori e scienziati descrivono i numeri del
contagio, proponendo come unica soluzione quella di non incontrare nessuno, affinché
il virus possa essere isolato e quindi sconfitto.
Il virus… Un esserino invisibile,
minuscolo, che può essere fotografato soltanto con un microscopio elettronico e
che, per spostarsi, ha bisogno delle goccioline di saliva emesse mentre si parla
e respira, una realtà così insignificante che tuttavia sta causando tanto male
sulla Terra.
Giulia riflette un attimo: non possiamo
essere messi in scacco da qualcosa che non pensa, che non prova sentimenti e
che non è intelligente.
Giulia sa di avere queste tre armi, che il
virus non ha: il pensiero, l'intelligenza e i sentimenti.
Soltanto se ciascuno ne farà buon uso, il
nemico sarà velocemente sconfitto, i contagi si ridurranno fino a scomparire e
finalmente ognuno potrà riabbracciare i suoi cari.
Mentre riflette su questa grandiosa
scoperta, foriera di fiduciosa speranza, sente armeggiare alla porta la mamma.
Giulia le corre incontro con in volto il
sorriso raggiante di chi sa aspettare che svaniscano le nuvole, consapevole che
arriverà il momento di rivedere le stelle.
A TU PER TU CON IL CORONAVIRUS
Caro Coronavirus,
vorrei
dirti che sei stato per tutti noi una tempesta che scoppia in una giornata
perfetta, trovandoci tutti impreparati ed incapaci di reagire. Il tuo arrivo
infatti ha terrorizzato tutti.
Siamo
dovuti andare in quarantena per evitare che i contagi aumentassero e quindi per
proteggere anche la nostra salute.
(…..)
Penso
che quelle giornate di quarantena non le dimenticherò mai e questo perché il
suono dell’ambulanza mi faceva continuamente sobbalzare e la noia e la
tristezza erano all’apice delle nostre emozioni.
Da
quando sei entrato nelle nostre vite, in particolare dopo il lockdown, tutto è
cambiato: le relazioni, le modalità per frequentare i vari luoghi pubblici, le
molteplici abitudini…..
Infatti
non possiamo più, come prima, abbracciarci, darci baci, stare vicini, perché
altrimenti c’è il rischio che tu entri nei nostri corpi e ciò sarebbe molto
pericoloso per noi e per i nostri cari. Per questo dobbiamo rispettare le
varie norme e quindi indossare la mascherina, stare distanti almeno un metro,
evitare i luoghi affollati, non abbracciarci, né baciarci, igienizzarci e
pulirci in continuazione. Tutto questo perché ci sei tu!
Spero
di non incontrarti mai più nel corso della mia vita, e che questo, più che
essere un saluto sia un addio.
A mai
più mio caro Covid!
Ilary Austoni
P.S.
Mi raccomando, non voglio sorprese nel 2021!!!
Addio Coronavirus
Caro
Covid,
( ….)
come ti ho detto, durante il lockdown ho sofferto molto per il fatto di non
poter vedere gli amici e i parenti, perché ci hai costretti a chiuderci in
casa, allontanandoci dai nostri affetti. Di certo non è stato facile, anzi è
stato davvero faticoso dover sopportare mio fratello per tutto il giorno e per
niente divertente è stato restare sempre in casa a girare i pollici non sapendo
cosa fare.
(…)
Di un aspetto, che ora ti rivelerò, non ho neppure fatto parola con i miei
genitori, per non generare in loro altre preoccupazioni. Quasi ogni giorno,
specialmente la sera, mi preoccupavo per i miei parenti (soprattutto i nonni),
perché non li potevo vedere. Il mio pensiero era sempre rivolto alla mia nonna
materna che, andando in ospedale per fare la dialisi, doveva effettuare il
tampone: io avevo paura che da un giorno all’altro potesse risultare positiva.
Quel pensiero ricorrente mi faceva stare davvero male.
Fortunatamente
in questo periodo buio ci sono stati anche degli aspetti positivi come
riscoprire il valore della famiglia passandoci più tempo insieme oppure
sentirsi più indipendenti, aspetto che, per me, è una cosa veramente
importante.
Questa
situazione mi ha fatto capire che il tempo è prezioso e soprattutto noi giovani
non dobbiamo sprecarlo stando dietro ad uno schermo, pensando che le nostre
relazioni possano alimentarsi grazie ai messaggi a volte insensati che ci
scambiamo.
Il
confronto, la condivisione di momenti insieme, passando più tempo possibile con
le persone a noi care, è ciò che dà senso alla nostra vita e la rende davvero
piacevole da vivere.
(….)
Alessia Scaglia
Caro Coronavirus,
(….)
mi ricordo benissimo la prima settimana a casa da scuola per la quale,
sinceramente ti devo ringraziare: una settimana di vacanza non era poi così
male!
Io
uscivo sempre; era una vera goduria!
Diciamo
che hai iniziato a stancarmi quando, il governo, giustamente, ci ha impedito di
uscire (tranne per necessità).
A
quel punto nessuno poteva svolgere il proprio sport, il proprio hobby:
bisognava rimanere chiusi in casa.
Ho
iniziato questo periodo di lockdown passando la maggior parte del tempo al
telefono, che prima usavo molto meno. Era quello il modo per sentire vicini i
miei amici che mi sembravano così terribilmente lontani. Avvertivo, però, che
avevo bisogno di vere relazioni.
(….)
A
marzo è ripresa la scuola, ma, in modo diverso: abbiamo iniziato a fare
videolezioni collegati da casa. Un vero disastro!
Io
personalmente non ci capivo nulla.
Facevo
più fatica ad apprendere e, di conseguenza, a studiare.
Intanto,
la strada era deserta, sembrava che tu ci avessi mangiati tutti: l’estinzione
degli umani!
(…)
In
questo periodo però, ho imparato cosa vuol dire “vera amicizia” e soprattutto
quali sono i veri amici distinguendoli da quelli falsi che di te non si
interessano e non ti aiutano quando hai veramente bisogno!
(….)
Scusami,
hai ragione, ti sto solo accusando!
In
realtà alla base di tutto ci siamo noi, noi umani, tutto è ricaduto su di noi,
su come ci comportiamo, sul rispetto che abbiamo…
Forse
Madre Natura ha deciso di farcela pagare in questo modo, forse è stata una
conseguenza enorme per tante piccole azioni sbagliate.
Tante
domande, poche risposte.
Quando
sarò grande, ricorderò benissimo questo periodo che ha segnato in modo
indelebile le vite di ciascuno di noi, perché ho imparato che nulla è scontato.
Non è scontato che tutto vada in un modo, che tutto sia sempre uguale.
Melissa Austoni
Ehi, coronavirus
(….)
Hai
toccato particolarmente me e la mia famiglia, la mattina del 2 aprile,
Appena
mi sono svegliata ho sentito mia sorella piangere, macchine e ambulanze
muoversi e voci sconosciute in casa nostra.
Mi
sono alzata di scatto e sono corsa a vedere cosa fosse successo.
Il
mio prozio di 96 anni, a cui eravamo legati tutti, ci aveva lasciato, la nonna
si era sentita male e l’ambulanza era venuta a soccorrerla.
Non
si sapeva se tutto questo fosse stato causato da te, quindi, non avendo nemmeno
molte spiegazioni, eravamo ancora più spaventati.
Da
quel giorno siamo stati messi in quarantena: non potevamo uscire nemmeno a fare la
spesa, infatti ce la portavano giornalmente sotto casa.
Fortunatamente
la mia abitazione è molto grande con ampi terrazzi e tutto lo spazio che mi
occorre per distrarmi.
Sei
stato come un ciclone inaspettato che ha stravolto la vita di tutti !
Ho
capito molte cose e penso anche di essere cresciuta.
La
mia amata ginnastica è continuata, ma ci allenavamo tramite il computer, la
facevamo da casa e non era per niente la stessa cosa anche per il semplice
fatto che noi non eravamo muniti di tutti gli attrezzi che si trovano in
palestra.
Non
potendo più uscire, molte amicizie sono state perse, ma altre sono migliorate.
Ho
conosciuto nuove persone e non mi sono mai sentita sola
Beh,
si certo, avere il contatto con una persona è tutta un’altra cosa, però ci si
deve anche adattare.
(….)
Durante
il lockdown è arrivata anche la didattica a distanza: su questo aspetto, non
posso negare di non essere stata messa a dura prova, in effetti ho trovato
difficoltà fin da subito.
Avevo
molte distrazioni, spesso la connessione non funzionava: insomma non era la
stessa cosa di essere in classe !
Sicuramente
sono diventata molto più autonoma soprattutto nell’uso del computer.
Uno
degli aspetti positivi di quel periodo è certamente aver trascorso più tempo in
famiglia: spesso giocavamo a giochi da tavolo e ho anche scoperto la mia
passione per la musica, infatti ho passato molto tempo nella mia cameretta ad
ascoltare musica di tutti i generi, mi divertivo a cantare e ballare a
squarciagola.
Avendo
molti animali, ho anche capito che prendermi cura di loro è più divertente di
quanto sembri.
(….)
Mi auguro che tu decida di andare
per un po’ in letargo lasciandoci in pace e, nel frattempo, spero che gli
scienziati riescano a trovare velocemente un vaccino efficace per sconfiggerti.
Viola
Galbusera
Lettera dal mio cuore
(….)
Mi
ricordo ancora quando scoccò la mezzanotte del primo gennaio: mi auguravo che
quest’anno potesse essere il migliore, ma credo che sia stata una vera e
propria illusione.
Tutto
è cominciato verso la fine di dicembre quando mio papà ed alcuni miei zii
furono colpiti da una misteriosa influenza, con una forte tosse e un’alta
febbre. Dopo due settimane, verso gli inizi di gennaio, riuscirono a guarire e,
cosa mai vista né sentita, mio papà si accorse di aver perso il gusto:
qualunque cosa mangiasse gli risultava insipida. Sinceramente non so se tu li
abbia contagiati, dal momento che dagli inizi di gennaio non ti conoscevamo
ancora. Di lì a poco però tu ti sei insinuato con prepotenza nelle nostre
esistenze.
Stranamente,
verso la fine di febbraio, mio nonno non era stato affatto bene. Infatti verso
l’una di notte mio zio, che era in casa dei miei nonni, chiamò tutti noi
Rigamonti in modo allarmante: l’anziano non rispondeva più ! Fu portato
all’ospedale in ambulanza, abbandonato per i corridoi dell’ospedale di Ponte
San Pietro per la mancanza di camere.
A
casa eravamo tutti preoccupati e per la paura che tu potessi invadere il suo
sistema immunitario passavo interi pomeriggi a piangere con il perenne dubbio
di come potesse finire.
Dopo
qualche giorno venne riportato a casa, risultando negativo al tampone. Lo
accogliemmo calorosamente, rifornendolo delle poche bombole di ossigeno
presenti in farmacia. Strano ma vero, dopo un intero mese passato malissimo,
con problemi respiratori, oggi è ancora con noi felice e motivato a trovare
sempre un lato positivo all'età di ben ottantasette anni. Credo che questa sua
positività l'abbia trasmessa anche a me: nonostante la paura e la preoccupazione,
ti ringrazio per non averli contagiati, o meglio, dal momento che non ho le
prove, ti ringrazio per non averli portati via da me!
(…)
L’unico
sentimento che provavo in questi momenti era ansia, ansia e solo ansia!
Ma,
come lessi nel libro di filosofia di mia sorella, in fondo al sentiero buio ci
sarà sempre una lucina, un lato positivo. Infatti grazie alla permanenza in
casa durante il lockdown, ho riscoperto nuove passioni come leggere, ballare,
cucinare e il mio amore per la cura delle unghie. Ho passato più tempo con la
mia famiglia giocando con loro, svolgendo nuove attività e riscoprendo la
bellezza di molte cose come impegnarsi per vincere ai giochi da tavola. Ma
principalmente ho scoperto quali sono le persone che veramente tengono a me,
abbandonando i falsi amici e conoscendone di nuovi.
Non
voglio mostrarmi debole con te, ma mi hai messo a dura prova e ciò mi ha resa
più matura e responsabile. Penso che tu sia riuscito a farmi capire cos'è
davvero importante per me e le cose essenziali di cui ho bisogno.
Maddalena Rigamonti
Riflessioni post lockdown
(…)
Le
giornate trascorrevano tutte uguali, tristi e buie. Di quei giorni ricorderò
per sempre il suono delle ambulanze sulla strada a tutte le ore….
Per
colpa tua non ho potuto trascorrere il giorno di Pasqua con i miei parenti
tutti insieme come ogni anno.
Nel
frattempo ho imparato da te cosa significa adattarsi a nuove regole e quanto
sia importante il tempo da vivere con la mia famiglia. Infatti ho dato una mano
ai miei genitori in cucina e nei lavori di casa.
La
sera guardavamo tutti insieme un film sul divano o facevamo qualche gioco di
società.
Mi
sono affezionata sempre più ai miei tre cani Leone, Lilla e Lea. Ho giocato
molto insieme a loro: essi hanno rappresentato un momento di svago
permettendomi di distrarmi un po’ da tutto.
Mi
hai fatto anche capire quanto vale il lavoro dei medici e degli infermieri che,
per sconfiggerti, non si sono mai arresi.
In
questi mesi ho compreso che parole come virus, prevenzioni, vaccini,
distanziamento hanno un significato molto più forte di quanto potessi pensare.
(….)
Mi
hai fatto riflettere sul significato della parola “indispensabile” come lo sono
gli amici e gli affetti.
Ora,
però, ti chiedo di fermarti. Caro virus, ti chiedo di lasciarci andare a scuola
con tranquillità senza la paura di essere contagiati. Caro virus, ci hai tolto
tanto, ma ci hai dato anche una bella lezione. É proprio vero che si ricomincia
ad apprezzare qualcosa quando non la si possiede più. Però sono sicura che solo
una cosa non potrai mai toglierci che è la speranza.
Angelica
Crotti
Una presenza inquietante
Sulla
bocca di tutti in questi mesi c’è solo una parola ricorrente, ossessiva:
CORONAVIRUS.
Chi
mai avrebbe detto che il nostro diritto a vivere venisse messo così a
repentaglio ?
Questo
essere invisibile ha completamente stravolto le nostre abitudini, non solo le
mie ma anche quelle di tutti coloro che mi circondano.
Ha
portato timore e paura nelle case.
Ha
reso tutto più difficile, ha privato chiunque della libertà di fare e di
scegliere.
Personalmente
mi ha impedito di praticare l’attività che più amavo, la ginnastica artistica.
In
particolare questo essere spregevole ha colpito una delle persone più care per
me, mia nonna, e questa è stata una delle cose più negative di questo periodo
di lockdown, perché lei si è gravemente ammalata ed è stata costretta ad un
ricovero in ospedale.
Ho
sofferto molto, perché non sapevo come potesse andare a finire. Quando i miei
genitori guardavano il telegiornale, mi rinchiudevo nella mia stanza, perché,
sentendo tutte le notizie negative, avevo paura che mia nonna non tornasse più
fra noi. Fortunatamente lei è riuscita a rientrare a casa sua.
Purtroppo
non l’ho vista per tanto tempo, perché il Covid ha continuato ad
espandersi senza mai fermarsi. Mi ricordo perfettamente quel giorno in cui lui
ha bussato alla nostra porta o meglio è entrato con prepotenza.
(….)
Dopo
tutte queste mie lamentele posso dire anche un piccolo grazie a questa
calamità, perché, come in tutte le situazioni buie, c’è sempre una piccola
lucina che si accende: non solo la vicenda di mia nonna si è conclusa
positivamente con il ritorno a casa, ma contemporaneamente grande è stata la
riscoperta di tante semplici attività ormai non più praticate come i giochi di
società lasciati come relitti in fondo agli armadi o il valore della famiglia,
riscoperta per il tempo trascorso insieme.
Elena Ravasio